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Evolution - 05

Il Vino e l'Estetica

Dr. Paolo Rovesti
Presidente del Comitato italiano di Estetica e Cosmetologia - Milano
(Relazione presentata al Convegno sul vino nell'alimentazione moderna - SIMEI
Milano, 12 novembre 1965 – Per gentile concessione dell’Istituto Paolo Rovesti)

L 'esigenza estetica, che va assumendo sempre più importanza nella società moderna, è condizionata, oltre che dai trattamenti esterni e dall'autoeducazione psichica, dalla condotta di vita e dall'alimentazione. Alla psicomorfia quindi, che opera in senso ambivalente sia dall'interno che dall'esterno ai fini estetici, si affiancano le diete alimentari di bellezza.

Il turgore dei tessuti, il vellutato dell'epidermide, il colorito della pelle, la scioltezza del comportamento, il benessere estetico insomma, sono influenzabilissimi sia per cause patologiche, sia per cause morali ed emotive, sia per una irrazionale nutrizione, talché può affermarsi che l'aspetto e la pelle di ognuno di noi sono come schermi su cui si filmano le vicende e le incidenze della nostra vita fisico-psichica e dai cui si possono ovviamente ricavare degli istruttivi documentari sulla razionalità o meno della nostra alimentazione.

Essendo la pelle, com'è noto, costituita da geli proteici ad alto contenuto in acqua, tenuti in un equilibrio fisiologico ottimale da molteplici fattori (nervosi, ormonali, enzimatici e soprattutto metabolici e trofici), è evidente che ogni causa perturbatrice di questo equilibrio (con effetti anche parzialmente dismetabolici o disidratanti o incidenti sulle funzioni di circolazione periferica, di sebosecrezione, ecc.) porterà a turbe delle normali funzioni fisiologiche della pelle, ad una minorazione eubiotica tissutale e, in ultima analisi, ad inestetismi cutanei.

Le ragioni del mangiare e del bere entro determinati schemi dietetici, per conservare la linea ed accrescere o mantenere una producenza estetica, si basano appunto su questi presupposti, che in alcuni Paesi hanno assunto una diffusione ed un rilievo preminenti.

Se si pensa che nei soli Stati Uniti si spendono annualmente oltre un miliardo di dollari in prodotti di bellezza (contro un decimo circa speso da noi) si comprende agevolmente come ad un così alto indice medio di cosmetizzazione debba corrispondere un altrettanto alto indice medio di dietizzazione, nel senso di un impegno dietologico che, ai fini estetici, si assumono larghi strati di popolazione.

IL VINO E LE ATTUALI DIETE DI BELLEZZA

È naturale, quindi, che siano numerosi i libri sulle diete di bellezza di prevalente marca anglosassone. In essi il vino non viene quasi mai preso in considerazione, mentre si consigliano con abbondanza latte, succhi di frutta, passati vegetali, ecc. Così dicasi per le molte prescrizioni di bellezza date da medici estetisti e cosmetologi, con esclusione pressoché costante del vino. Solo pochissimi (e solo in Francia ed in Italia) ammettono, ma con molte prudenze e limitazioni, piccole quantità di vino durante ed alla fine dei pasti.

In U.S.A., nei luoghi di vendita e di applicazione di cibi e bevande dietetiche per la bellezza, dal Beauty Bar al Beauty Store, dalla Beauty Farm alla Beauty Clinic, non ho mai visto una sola volta bere o prescrivere vino anche in minime quantità. In un paese, in cui Jack London scrisse Martin Eden con l'assistenza di buon vino francese, e Scott Fitzgerald buttò giù quella meraviglia di Tender is the Night sul filo di un'ispirazione sempre stimolata da buon vino di Porto, fa meraviglia sentir parlare di Beauty Drinks del solo tipo dei succhi di legumi, di pompelmo, di carota e via dicendo. In Inghilterra, stessa carenza. Qui, dove sono reperibili meravigliose collezioni di vini pregiati di tutto il mondo, dove De Foe si consolava della solitudine del suo Robinson con frequenti bevute, il vino non è mai presente tra i Beauty Beverages.

Così dicasi per la Germania, il Paese in cui Goethe scrisse il Faust e Poesia e verità, collaborato da una carburazione di tre bottiglie di vino del Reno al giorno in media, seguito dappresso da Richter, cui per scrivere Simplicissimus erano indispensabili almeno due bottiglie al giorno.

Persino in Austria, uno dei paesi che si avvale maggiormente di mezzi per trattamenti estetici naturali (erbe e piante medicinali, essenze, acque distillate, ecc.), il vino è sconsigliato nelle diete, anche se tutti sanno che Beethoven scrisse alcune delle sue più belle composizioni (l'Eroica, la Settima, l'Aurora) sinergizzando la sua creatività con la propellenza di ottimo Traminer.

Ho voluto di proposito ricordare opere e nomi di artisti (che potrebbero dilatarsi a centinaia) non solo perché l'arte è già di per sé una dimensione estetica, ma anche perché molto spesso i grandi creatori si sono serviti del vino come mezzo stimolante, direi quasi catalitico, per darci messaggi di bellezza spirituale tra i più preziosi e duraturi nella storia della civiltà.

Il vino viene oggi considerato dalla maggior parte dei medici dietologi ed estetici un antagonista della bellezza per la vasodilatazione periferica più o meno intensa che può determinare a livello della cute, per il cronicizzarsi di tali vasodilatazioni in eritrosi cutanee permanenti, per le incidenze deleterie sul fegato (che proietta sulla pelle, per una sua minorata attività, foruncoli ed eruzioni di origine dismetabolica), per il più o meno spinto senso di annichilimento della personalità e via dicendo.

 

Fondo di tazza etrusca, con menadi alla toletta e Dionisio - Stile di Chiusi, del IV sec. a.C. (Roma - Museo etrusco gregoriano)

Si deve dire però a questo punto che si è sempre generalizzato su dosi eccessive di vino, prendendo in considerazione le esagerazioni e mai le somministrazioni equilibrate. «Nel lanciare gli anatemi contro il vino — scrive Tallarico — non si è tenuto conto del fattore quantità e non si è fatta distinzione tra l'uso moderato giornaliero del vino e l'abuso del vino. Infatti si è potuto constatare statisticamente che mentre l'età media di mortalità degli astemi è di 59 anni e quella degli alcoolizzati di 53 anni, quella di coloro che bevono vino in dosi moderate è di 63 anni. In Francia il numero degli ottuagenari è quasi doppio nelle zone viticole che in quelle non viticole. Tra i popoli della vite (e cioè i mediterranei) si ha il minor numero di pazzi, suicidi ed epilettici in confronto alle popolazioni che vivono in terre dove la vite non alligna».

Ma oltre al non avere messo in evidenza i pregi dietetici delle moderate quantità di vino nei regimi di bellezza, non sono mai state date prescrizioni sul modo di berlo. E chiaro che, passando l'alcool molto rapidamente in circolo, il vino bevuto a digiuno o a bicchieri d'un fiato sarà più pregiudizievole che centellinato e bevuto a piccoli sorsi, alternandolo con le vivande. A parte i due piaceri estetico e degustativo del vino, esso deve sottolineare, come in una cornice corroborante ed esaltante, il sapore dei cibi, la gioia della tavola, il calore dei rapporti umani.

Solo sapendolo bere il vino diviene veramente eupeptico ed esprime tutto se stesso.

IL VINO QUALE BIOATTIVATORE ESTETICO

Come i bioattivatori fisiologici aumentano il potenziale vitale nel senso di favorire i processi metabolici ed agire quali eubiotici, così il vino, agendo in questo stesso senso, porta ad un aumento del potenziale estetico. Bevuto a giusta dose, esso non soltanto vivifica il colorito e da all'espressione una vivezza maggiore, ma altresì euforizza lo spirito e da a tutto il comportamento una brillantezza che si traduce in producenza estetica. È come se sulla persona normale fosse dato un aereo smalto di maggior vita e da essa emanasse una giovinezza radioattiva in un leggero clima di magia. È, un incontro di carattere psicomorfico, di maggior bellezza spirituale dal di dentro e di maggior bellezza eudermica dall'esterno, provocato dall'azione del vino.

La conquista della bellezza si intende oggi in senso tridimensionale, e cioè seguendo le direttrici di una autoeducazione psichica (disciplina delle emotività e dei sentimenti, massima espressività dei valori spirituali, ecc.), di una appropriata alimentazione (diete razionali e adattate caso per caso) ed infine di trattamenti cosmetologici cutanei. Specialmente su questi tre pilastri (oltre che sul sonno, una buona condotta di vita, la fisioterapia, ecc) si basa quella che dai tedeschi è stata sintetizzata in una sola parola come Ganzheitkosmetik, e cioè l'estetica dell'integralità della persona, sia fisica che interiore.

Una bella donna, che sia gelida ed impacciata, distante e distaccata, non può essere esteticamente attraente. Il vino serve appunto oltre che a vivificare l'aspetto, a far decollare lo spirito (e quindi tutto il comportamento) su un piano di maggiore socialità, di maggiore accettabilità e fiducia, di maggiore confidenza con gli altri. Anche le donne più scostanti diventano allora più accostanti e quindi, per chi le osservi in totalità, esteticamente più belle.

Paolo Monelli, in un suo libro recentissimo, scrive che, sul piano estetico, col vino «si dilegua la nebbia degli anni dal volto delle donne che ci stanno vicine, gli uomini ci sembrano tutti leali e le donne tutto amorose. Il passato torna presente e l'avvenire appare colmo di piacevoli avventure». Tutto diventa poesia, affrancamento dalla ragione e dalla realtà quotidiana. Vediamo sempre più Elena in ogni donna che ci è vicina e non perché essa beva, ma perché noi beviamo, abbeverandoci come Faust di filtri magici. «Più bevevo — è sempre Monelli che scrive — più le si lisciava la pelle e gli occhi le splendevano e le si rassodava il corpo, come uscisse dalla fontana di giovinezza. Ottimismo ed amore del prossimo nati dal vino».

In definitiva, come così bene ci dice Henri de Regnier, «il vino è una specie di cosmetico interiore che abbellisce, anche se per breve spazio di tempo, il viso dei nostri pensieri», agendo per tal modo non solo su noi stessi in senso di miglioramento estetico, ma anche nei confronti degli altri (e specialmente delle altre) che sono vicini a noi.

Basterebbe l'esperienza di ogni giorno a dimostrare la validità di quanto affermato, ma desidero qui ricordare una serie di esperienze eseguite prima dell'ultima guerra da parte dell'Istituto di ricerche sui derivati vegetali, da me diretto, sotto la guida del Prof. Benedicenti, Emerito di farmacologia dell'Università di Genova.

Si doveva studiare una bevanda nazionale costituita per la metà da vino e per la metà da succo di arancia (qualcosa di simile alla Sangrìa così diffusa in Spagna) ed esaminare gli effetti che dosi moderate di vino e di succo di arancia avevano dopo un certo tempo su soggetti femminili, come i più delicati e sensibili, in comparazione con altri cui veniva data solo acqua.

La dose ottimale, per vino da 10 gradi, fu fissata in 200 cc. per pasto (un quinto di litro), con l'espressa raccomandazione di degustarlo a piccoli sorsi tra un piatto e l'altro, in modo da bere l'ultimo mezzo bicchiere alla fine del pasto. Su due gruppi di trenta donne dai 20 ai 50 anni, dopo 30 giorni di eguale regime alimentare, furono fatte le seguenti osservazioni differenziali tra quelle che bevevano vino e quelle che bevevano acqua (o minerale): nelle prime, maggiore euforia, maggiore scioltezza di comportamento, colorito più vivo, riflessi più pronti, sguardo più brillante, maggiore discorsività, insomma più giovinezza e più vita rispetto al secondo gruppo che praticamente non aveva migliorato per nulla il potenziale di estetizzazione primitivo. In questi ultimi soggetti (quelli che bevevano acqua) si sono in definitiva conseguiti risultati più negativamente estetici, dipendentemente dalla totalità dell'individuo che, come già si disse, viene considerato sul piano dell'aspetto esteriore e nel contempo dell'esprimersi della personalità.

Ad un esame di estranei alle sperimentazioni, le donne cui era stato dato vino risultarono più simpatiche e più vive (e quindi più belle) di quelle cui era stata data acqua. Salute ottima in tutte, nessun disturbo accusato, nessuna intolleranza. Si deve quindi concludere per un netto vantaggio apportato dal vino alla integralità estetica, con funzione bioattivatrice psicosomatica.

VINO ED EUDERMIA

In queste esperienze furono accuratamente esaminate le condizioni della pelle nei diversi soggetti femminili prima e dopo i 30 giorni di regime alimentare con vino e senza vino. Mentre per questi ultimi, com'era prevedibile, non si notò alcunché di particolare rispetto agli esami primitivi, viceversa per i primi si notò un colorito più vivo della pelle, che appariva più tonificata e levigata, più nutrita e rassodata.

Gli specchi etruschi portano spesso nel loro verso raffigurazioni di Afrodite con Dionisio, tra scene di toletta e libagioni di vino. Qui la Dea della bellezza pone una corona sul capo del Dio del vino (Roma - Museo etrusco di Vallegiulia).

La leggera vasodilatazione periferica provocata dal vino aveva indubbiamente determinato un maggior trofismo tissutale, insieme con una più attiva eliminazione di scorie cataboliche, donde le migliorate condizioni estetiche della pelle, cui un contributo notevole apporta sempre l'aumento di tono e di bioattivazione di tutto l'organismo, che riflette sempre sulla cute le condizioni del suo potenziale eubiotico.

Ora se il vino (e soprattutto gli alcoolici, assai più dannosi del vino ad alte dosi) può dar luogo in quantità eccessive ad eritrosi cutanee, teleangectasie (le piccole venuzze periferiche così antiestetiche), eruzioni da alterata funzionalità epatica, ecc., non è men vero che a dosi moderate (quali quelle indicate) ha, come si è visto, incidenze assolutamente eudermiche. Le conclusioni cui si è giunti per il vino nel grande Congresso sull'Alimentazione e la Pelle, tenutosi alcuni anni fa alla Facoltà di Farmacia di Parigi, sono appunto queste stesse, che riprendono quelle della Dott. Poudensan al Congresso di medicina di Digione (1936) alla fine della sua comunicazione «Le vin dans l'esthétique fémmine»: «Poiché una donna deve anzitutto piacere e quindi non dispiacere, il vino può aiutarla molto sia per aumentare la sua bellezza plastica che il suo livello psichico. Alcune affezioni inestetiche della pelle quali l'acne, gli eczemi, la couperose, così temute dalle donne, non devono affatto essere attribuite al vino come si crede comunemente, perché oltre ad insorgere più numerose proprio in chi non beve vino, questo può viceversa servire ad attenuarle e guarirle, se somministrato a giuste dosi». Anche il dermatologo David-Chaussé («Le vin en diététique dermatologique», 1936) è dello stesso avviso: «L'alcool, in forme diverse dal vino, è il responsabile di circa il 60% di eritrosi del viso, provocate nel resto da turbe gastroepatiche diverse. D'altra parte, la soppressione totale del vino non ha mai portata la minima modificazione alle affezioni osservate. Su 117 casi di acne e rosacea, da 16 a 25 anni metà bevevano solo acqua e non si poteva attribuire al vino il resto dei casi, ma soltanto alla cattiva condotta alimentare (eccessi, sedentarismo, pasti rapidizzati, donde turbe gastroenteriche ed insorgere delle affezioni cutanee)».

Le proprietà disintossicanti e toniche di un buon vino genuino sono state del resto da me osservate in moltissimi casi, collateralmente a trattamenti estetici. Preciso genuino perché i vini sofisticati sono spesso causa di allergie ed intolleranze cutanee, donde eczemi, pruriti e via dicendo.

La sicura azione diuretica del vino, in sinergia con quelle energetica e ricostituente, stimolante della circolazione, nervina ed analettica per le facoltà fìsiche ed intellettuali, lo rendono partecipe ad un tempo delle facoltà salutari dei succhi di frutta e della benefica azione dell'alcool a piccole dosi. L'abitudine attuale di bere alcoolici ad alto grado (che a parità di volume corrispondono a tre-quattro volte tanto di vino), è condannevole e quanto mai dannosa ai fini eucutanei e ciò perché essi non contengono quei vitageni, quei fitoattivatori e quegli epatoprotettori (basta pensare alla B12, alla B1, alla B2 ed agli aromacomplessi caratteristici degli esteri etilici) che viceversa contiene il vino.

Ripeto ancora per l'ennesima volta: affinchè la pelle, considerata come uno dei massimi traguardi estetici di superficie per la sua liscezza, il suo turgore, il suo colorito, sia allo stato di massima producenza d'aspetto, le diete di bellezza devono (sottolineo questa necessità cosmetologica), comprendere il vino a dosi moderate (eventualmente con diluizioni con acque minerali o succhi di frutta, per temperare maggiormente il suo assorbimento rapido), così come è stato indicato, e ciò per il suo potere bioattivatore ed eudermico indiretto.

Una delle più belle donne del Seicento francese, Ninon de Lenclos, che ad 80 anni si dice non avesse ancora una ruga e fosse richiesta in sposa dal giovanissimo abate Grécy pronto a lasciare per lei la tonaca, richiesta del segreto della sua bellezza perenne disse semplicemente: «Non mi sono mai addolorata per le avversità della vita, ho dato al sonno le ore dovutegli e, soprattutto mi sono sempre rallegrata con qualche buon bicchiere di vino».

FUNZIONALITÀ ESTETICA DEGLI ENOLITI

A questo punto desidero ricordare alcune preparazioni galeniche che ebbero in passato grande voga e diffusione e che, a mio parere, sono state ingiustamente dimenticate in rapporto alle loro molteplici prestazioni medico-cosmetologiche. Si tratta degli enoliti e cioè di quei vini medicati in cui il vino funge da veicolante e solvente gradevole di princìpi attivi vegetali e di fitocomplessi di droghe.

Quando si legge nel primo libro di cosmesi dell'occidente, il Marinello (Gli ornamenti delle donne - Venezia, 1562) che «i vini di basilico, di garofoli e di mirra eliminano i cattivi odori corporali e specie quelli dei piedi », ci rendiamo subito conto della loro efficacia perché oggi sappiamo che si deve alle degradazioni enzimatiche del sebo e del sudore quel complesso di cattivi odori, che possono appunto essere evitati attraverso una batteriostasi topica. E poiché tutte le sostanze aromatiche sono, per la loro liposolubilità, diadermiche e anche se somministrate per bocca possono attraverso la circolazione periferica raggiungere la superficie cutanea asettizzandola, ecco spiegata la ragione funzionale di molti enoliti contenenti essenze ed usati contro la peste, le affezioni cutanee ed i cattivi odori corporali.

Contro questi ultimi le belle veneziane usavano bere il vino di mirto, e del resto Madama di Pompadour, che non era certamente edificata dall'odore di sudore decomposto del suo regale amante, introdusse nella Corte di Francia l'uso frequente del vino di salvia, che agiva appunto come deodorante profilattico.

Questo enolito veniva anche usato contro le cefalee, come digestivo e contro le depressioni nervose.

E poiché anche l'odore della persona ed il suo alito, oltre che la sua salute, fanno parte dell'estetica, si può vedere quanto gli enoliti, preparati soltanto attraverso osservazioni intuizionali ed istintive, abbiano contribuito nel passato all'igiene personale, e come le ragioni che stanno alla loro base siano oggi, al vaglio della scienza e della sperimentazione farmacologica, tuttora valide.

Dionisio ed il piccolo Ainopion raffiguranti in un cratere a campana del III sec. a.C. - Al Dio del vino e delle feste bacchiche viene spesso fatta offerta da parte di Ainopion di vino o di profumi o di cosmetici - (Museo arch. di Spina, in Ferrara).

Il Marinello cita ancora il vino di alloro («che ferma le lacrime in occhi lacrimosi»), il vino di spigo eupeptico, il vino di carciofo epato-protettore, il vino di rose profumante dell'alito e del corpo e via dicendo. Sugli enoliti ci sarebbe da scrivere a non finire, anche limitatamente ai soli fini estetici. Ed anche quando si parla di vini di carne (contenenti 15 g. per litro di estratto di carne, china, genziana, ecc.), di peptoni, ferruginosi, polivitaminici, ecc., non è chi non veda come agli effetti ricostituenti di questi vini corrispondono indubbi miglioramenti cutanei, di eubiosi e quindi estetici. Per mezzo del vino, impiegato come mestruo, possono essere somministrati estratti fluidi, olii essenziali, principi attivi animali, vegetali e minerali, in una polivalenza di azioni farmacologiche e curative di grande rilievo per gli effetti estetici.

Da ricordare altresì che gli enoliti odorosi, ottenuti per macerazione in vini bianchi di fiori, legni e resine, hanno costituito i profumi di diversi secoli (gelsomini, rose, ecc.) presso i relativi popoli.

PRODOTTI COSMETICI A BASE DI VINO

Ma oltre che come alimento complementare, il vino può essere utilmente impiegato per la preparazione di prodotti di bellezza.

A questo proposito, una documentazione di grande interesse è data a partire dai ricettari della Rinascenza sino a tutto il secolo scorso. Quando Caterina Sforza esalta per l'emollienza della pelle il vino di malva e di borraggine o di fiori di fave non stentiamo a crederle, così come quando preconizza come trofica cutanea ed antirughe una emulsione di vino bianco, di olio d'oliva e di rossi d'uova, e quando raccomanda vino e succo di limone in parti eguali per far sparire le lentiggini. Questa nostra bellissima sovrana del '500 non sapeva, come noi, che il blocco della tirosinasi impedente la sintesi delle melanine delle efelidi era dovuto all'acido ascorbico del limone, ma funzionalmente c'era arrivata egualmente, ed il vino, con il suo alcool che diadermizzava meglio l'ascorbico col massaggio, facilitava molto il suo assorbimento cutaneo.

E quando nei suoi Experimenta (1504), ella esalta il vino di rosmarino contro la seborrea e la caduta dei capelli, non fa che riprendere quanto affermato in un codice del Trecento presso la Biblioteca del nostro Ospedale Maggiore, di Autore anonimo: «Il vino di rosmarino irrobustisce i capelli e rende bello e colorito il viso», su una ineccepibile base di verità farmacologica.

Da ricordare anche, tra le molte applicazioni cosmetiche del vino su cui non è possibile poterci intrattenere, la colorazione rossa di labbra, capezzoli e guance ottenuta col vino rosso, concentrato ad un sesto del suo volume insieme con riso ed allume.

Da ricordare anche i molti vulnerari e le molte acque antiisteriche a base di vino ed erbe aromatiche varie (melissa, balsamita, menta crispa e piperita, timo, lavanda, ecc.).

Venendo all'impiego attuale del vino in cosmetologia, esso è del tutto naturale, come sostituzione di tutta o di una parte della fase acquosa nelle emulsioni cosmetiche. In una comunicazione presentata al Congresso Internazionale di cosmetologia di Monaco, L. Walker fece notare i numerosi pregi del vino rispetto alla sua azione cutanea (Wirkung des Weines in Hautflegemitteln, 1963).

Veniva fatta notare da questo A. la azione antibatterica, antirughe, calmante ed emolliente, rinormalizzante e tonica del vino, attraverso numerose sperimentazioni cosmetiche. Venne impiegato il vino come eccipiente liquido epitelizzante in dentifrici ed in lozioni capillari antiforfora, preparazioni tutte che l'A. protesse con più brevetti. Nelle sue conclusioni, l'A. sostiene che il vino, a suo avviso, aumenta considerevolmente la qualità e le prestazioni cosmetologiche dei prodotti di bellezza, favorendo l'assorbimento cutaneo di altri fattori eudermie! per il suo contenuto in alcool ed inoltre apportando alla pelle quegli oligoelementi, aminoacidi, vitamine, ecc. che possono sinergizzare nel loro complesso l'assorbimento e l'azione cutanea.

In diverse esposizioni internazionali di cosmetici ricordo di aver veduto a Vienna prodotti di bellezza a base di Traminer, ed a Monaco di Baviera a base di vini bianchi del Reno.

Io stesso ho sperimentalmente voluto provare l'azione cutanea esogena di una serie di prodotti cutanei a base di nostri vini e debbo dire che i risultati cosmetologici sono stati superiori ad ogni previsione.

Qui, ad esempio, voi vedete una maschera antirughe, calmante e tonica al Barolo, in cui questo vino entra come costituente per il 90%, il resto essendo dato da gelificanti pectici, conservativi ed antievaporanti. Naturalmente, poiché le signore non amano sentire l'odore del vino sul viso, la profumazione è stata ottenuta con un Chemoderm a nota floreale. Questa maschera, spalmata con un leggero massaggio su viso deterso prima con un latte di pulizia, poi tenuto allo stato di relax per 20 minuti con copertura di garza umida, cambia addirittura l'aspetto del viso, ad espressione più viva e brillante, a turgore maggiore dei tessuti, a minimizzazione delle rughe, a vellutatezza dell'epidermide. Tra parentesi, nel Barolo agiscono eudermicamente, oltre ai complessi costitutivi ricordati per i vini, le sostanze tanniche, le enocianine, il maggior contenuto in oligoelementi ed in ferro e via dicendo.

Questa crema nutriente (da notte) è a base di Soave, per il 65 % di questo vino, il resto essendo dato da olii cosmetologici, emulsionanti (esteri grassi di saccarosio), derivati del colesterolo, conservativi, ecc.. Anche qui la profumazione è stata scelta tra le note floreali.

Questo latte detergente rosato, profumato alla rosa, contiene 1'80% di Verdicchio rosé, il resto essendo costituito da emulsionanti, olii solventi e conservativi. Esso non solo da un senso di fresco e di pulito maggiore, ma alle prove fotometriche si dimostra anche più detergente in profondità dello stesso tipo di latte in cui al posto del vino è stata messa acqua distillata. Anche l'emollienza cutanea risulta notevolmente maggiore.

Infine, il tonico qui presentato è una lozione rinfrescante e leggermente astringente ottenuta con il 95% di Frascati secco, poco propilenglicol, piccole quantità di un sale di alluminio e conservativi, profumato alla Colonia.

Sia la crema che il tonico hanno dimostrato un'azione cutanea, in parallelo con prodotti della stessa formula senza vino, nettamente superiore, sia per il maggior benessere cutaneo che danno, sia per una migliore funzionalità.

In realtà (con l'impiego di vini appropriati) è possibile raggiungere un più alto livello qualitativo come azione eudermizzante, e ciò, come si è già detto, sia per la presenza di alcool che favorisce l'assorbimento di alcuni microelementi attivi, sia per l'azione generale eudermica dei succhi di frutta sulla pelle, sulla quale il nostro Istituto ha eseguito a suo tempo una larga sperimentazione (Les jus de fruits en cosmetique, Lione, 1956).

Scene di toletta associate al vino sono frequenti nella iconografia degli antichi vasi ellenici ed italici - (Vaso vinario di Hydria, del IV sec. a. C. nel Museo di Siracusa).

CONCLUSIONI

Dopo quanto esposto possono trarsi le seguenti conclusioni riassuntive:
1) Le prestazioni del vino in estetica sono ambivalenti, e cioè valide sia per somministrazione come alimento integratore, sia per la preparazione di prodotti di bellezza.
2) II vino, sia secondo la letteratura dermatologica consultata, sia secondo le esperienze dirette eseguite, merita pienamente, rimossi i pregiudizi correnti e ridimensionate le quantità ottimali bevibili, di entrare a far parte integrante delle diete di bellezza.
3 ) È auspicabile una rivalorizzazione ed un reimpiego degli enoliti aromatico-medicinali, le cui prospettive ai fini estetici si prevedono quanto mai promettenti.
4) I prodotti di bellezza a base di vini italiani, sperimentati sul piano estetico-cosmetologico, si sono rivelati, funzionalmente e come azione cutanea, superiori a quelli che tali vini non con-
tengono.
5) Della massima importanza la rieducazione dei consumatori sulle quantità ottimali e sul come bere il vino, anche ai fini estetici. Tale rieducazione non solo influirà preminentemente su una minimizzazione degli inconvenienti derivanti dall'alcoolismo (con tutte le turbe inestetiche e patologiche che ne derivano), ma altresì su un maggior potenziale estetico dei consumatori ed infine su un aumentato consumo di vino da parte di larghi settori di soggetti femminili che, per un ingiustificato timore di inestetismi cutanei, si astengono tenacemente dal bere il nostro ottimo vino che, diceva il nostro grande medico esteta Marinello, «conforta il cuore, rallegra lo spirito, rende più bello il viso e conserva l'età giovane ».