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Lolio essenziale di Tarchonanthus camphoratus
Quella che segue è una pubblicazione
del prof. Paolo Rovesti del 1956 relativa ai suoi primi studi
ed analisi chimica dellolio essenziale di Tarchonanthus
Camphoratus negli anni 1931-1932. Pubblichiamo molto volentieri,
per gentile concessione dellIstituto
Paolo Rovesti, questo interessante lavoro del professore,
risalente ai tempi in cui egli, entusiasta ed avventuroso
chimico ricercatore, studiava con grande curiosità
e passione scientifica nuove specie officinali, distillandone
le foglie o i petali o le radici con il suo rudimentale, ma
poi divenuto mitico, distillatore a vapore da campo.
Incidenze ecologiche sulla composizione degli
olii essenziali
Nota IV - Le essenze di Tarchonanthus
camphoratus L. dellaltipiano etiopico.
Dott. PAOLO ROVESTI (Comunicazione presentata
al XXIX Congresso Internazionale di Chimica Industriale
- Parigi - Dicembre 1956).
Il Tarchonanthus camphoratus L. è un
alberetto od un arbusto alto 2-4 m. appartenente alla famiglia
delle composite ed assai abbondante in tutto laltipiano
etiopico. Esso costituisce delle dense associazioni o dei
boschetti che ho trovato particolarmente frequenti sul versante
occidentale di tutta la grande regione montagnosa del Tigré,
con areali da 1900 a 3000 m.s.m. Questa pianta, spontanea
in tutta lAbissinia, è reperibile anche nello
Yemen, nellAngola e nellAfrica del Sud. È
molto abbondante in Eritrea ed in Somalia, dove gli indigeni
la chiamano in abissino ebòk o evòk, è
utilissimo il legno durissimo per lerboristeria e
per fabbricare strumenti musicali.
La pianta ha i giovani rami nettamente tomentosi,
con foglie vellutate, bianche o ferruginoso-lanose, ovali
o lanceolate, lunghe da 4 a 10 cm., con forte odore aromatico
canforato, donde la sua denominazione linneana. I suoi fiori
sono riuniti in capolini lanosi, in forma di spicastri racemosi.
Schimper ricorda luso indigeno etiopico
di far fermentare le foglie di questa pianta nellurina,
come bevanda antisettica e medicamentosa per i bovini ed
il bestiame in genere.
Engler[1]
nella sua opera classica sulle piante utili dellAfrica
orientale, cita questa specie, utilizzata solo per il legno
dagli Usambara del Tanganica.
Braun[2]
trovò questa pianta abbondante nelle steppe dei Masai
(Tanganica), che la apprezzano molto per lavori di scultura
in legno. Con pezzi di questo legno se ne fanno collane
incise molto caratteristiche e lavorate.
Thonner[3]
dice che questa pianta è preziosa per le sue virtù
medicinali ed aromatiche, in fumigazioni, infusi delle foglie,
ecc.
Dragendorff[4]
dice che questa specie ha gli stessi impieghi terapeutici
della salvia.
Canzoneri e Spica[5]
studiarono le foglie di tarconanto coltivato in Italia,
dotate secondo loro di virtù febbrifughe. Per estrazione
alcoolica, ne ottennero un alcool a peso molecolare più
alto di quello miricilico (C32
H66 O), che essi chiamarono
alcool tarconico, con p.f. 83-85°. Essi trovarono nellestratto
alcoolico delle foglie anche un etere di un acido aromatico,
che saponificarono, senza tuttavia dare alcuna precisazione
ulteriore di caratteri o di identificazione.
Watt e Breyer[6]
riferiscono che questa pianta è molto abbondante
nel Sud Africa, dove è chiamata "Wild cotton",
"Sage wood", "Kemferhout" e che gli
ottentotti ed altre popolazioni indigene fumano le sue foglie
come del tabacco, sottostando con ciò a forme attenuate
di narcosi. Si usano anche per fumigazioni contro i mali
di testa, per i dolori reumatici e, in infusi, contro le
dispepsie ed il mal di denti.
Pappe[7]
dice che le foglie contengono della canfora, ma non ne dà
alcuna dimostrazione pratica.
Pijper[8],
distillò dalle foglie un olio essenziale in corrente
di vapore, con una resa del 0,107 %, ma non diede alcuna
precisazione di costanti, nè di epoca di raccolta
ecc.
De Stefanis[9]
distillò per la prima volta, partendo da ramuscoli
fogliati inviati dallEritrea al Laboratorio di Farmacognosia
dellUniversità di Torino, unessenza dallodore
fortemente canforato, con una resa del 0,1 % e con i caratteri:
D15 0,9152;
D18 - 3° 0; I.A. 2,1;
I.S. 11,8; I.S. dopo Actz. 85; I. Iodio 188,5; solubilità
1:0,5 A. 95°.
Nessuna precisazione viene data in questa
nota sia sul T.B. di raccolta, sia sul peso della materia
prima allorigine, sia infine sui costituenti caratteristici
dellessenza.
E poiché le ricerche dei lavori precedenti
nella letteratura essenziera sono state negative, si può
dire che lo studio dellessenza di T. camphoratus L.,
effettuato direttamente sui luoghi stessi di produzione,
senza perdite di essenza per essiccamento e trasporto e
con osservazioni ben precise sulle epoche di T.B. e di distillazione,
con riguardo alle variazioni che si verificano sia sul rendimento
in essenza che sulla sua composizione a seconda delle diverse
stagioni (secca ed umida delle piogge), è completamente
nuovo nel settore degli olii essenziali africani.
Già in precedenti ricerche sullessenza
di Meriandra benghalensis Benth[10]
avevo constatato variazioni considerevoli nella resa e nella
composizione delle essenze dipendentemente dalle incidenze
ecologiche ed era quindi interessante il vedere se anche
per il tarconanto accadeva lo stesso.
Le vicende che seguono sono state effettuate
negli anni 1931-32, presso la Sezione Materie Aromatiche
della Società Imprese Africane, ad Asmara (Eritrea)
e continuate in seguito in Italia.
PARTE SPERIMENTALE
Le associazioni di T. camphoratus che hanno
fornito la materia prima fogliare per la distillazione sono
state scelte sul costone occidentale dellaltipiano
etiopico, presso Ad Teclesàn (m. 2100 circa s.m.),
a 50 Km. ad ovest di Asmara, quasi sulla strada per Cheren.
I giovani ramuscoli fogliati vennero distillati
sul posto in corrente di vapore dando, come si poteva prevedere,
una resa in essenza ben superiore alle rese citate dai precedenti
sperimentatori.
Sono state effettuate distillazioni in due
mesi nettamente diverse dal punto di vista ecologico: 1)
in febbraio, mese con un massimo di xerofilia e di aridità,
con una frequenza di piogge minima (10 mm.); 2) in agosto,
mese con un minimo di xerofilia e di aridità e con
una frequenza di piogge massima (200 mm.). Si è ottenuto:
|
Resa% |
d15° |
a20D |
N20D |
I.S. |
I.S. dopo Actz. |
Solubilità |
| Essenza di febbraio |
0,108 |
0,9171 |
7°23 |
1,4681 |
31,73 |
149,33 |
1 : 3A 70° |
| Essenza di agosto |
0,209 |
0,8968 |
2°15 |
1,4718 |
18,67 |
41,07 |
1 : 3A 90° |
Come si può osservare da questa tabella,
la resa in essenza è quasi doppia nella stagione
delle piogge, mentre nella stagione secca è assai
più bassa.
Occorre tener presente che nella stagione
delle piogge la quantità di foglie distillabili è
più grande, per lo sviluppo vegetativo della pianta,
che nella stagione arida.
La densità, la rotazione ottica, lI.S.,
lI.S. dopo acetilazione, la solubilità aumentano
nella stagione secca, mentre diminuisce lindice di
rifrazione. Tutta sta quindi ad indicare che si ha, come
già constatato per la meriandra, una formazione di
prodotti ossigenati più intensa nella stagione secca
e viceversa di terpeni nella stagione umida. Ciò
è confermato dalla ricerca della canfora (che ho
determinato per ossimazione) e del canfene, che ho trovato
nella frazione terpenica delle due essenze (trasform. ad
isoborneolo p.f. 212 °C). Lessenza contiene anche
del cineolo (sulla frazione p.e. 170°-190° bromidrato
p.f. 56-57°).
Ho trovato:
|
Canfora |
Frazione terpenica (p.e.160-170°) |
| Essenza di febbraio |
8,4% |
36,2% |
| Essenza di agosto |
1,1% |
78,9% |
Si vede dunque che, analogamente a quanto
avviene nellevoluzione della canfora nella meriandra
a seconda della stagione secca e di quella delle piogge,
così anche nel T. camphoratus si nota una maggior
formazione di canfora e di prodotti ossigenati nella stagione
secca, mentre i terpeni sono più abbondanti nella
stagione delle piogge.
Anche allesame olfattivo, lessenza
di febbraio è molto più fortemente canforata
che quella di agosto. La stessa pianta nelle due stagioni
si presenta con aspetti nettamente diversi: più tomentosa,
biancastra, con foglie coriacee e caduche in febbraio; in
agosto invece, sotto linfluenza delle piogge, la pianta
è più verde, più lucida e brillante,
con le foglie più elastiche e resistenti allo stacco.
CONCLUSIONI
Da quanto precede si possono derivare le conclusioni
che seguono:
1) Il T. camphoratus dà sui luoghi
stessi di raccolta, secondo le stagioni in cui si colgono
i suoi ramuscoli, unessenza con rendimento maggiore
nella stagione delle piogge e ben più piccolo in
inverno (stagione secca).
2) Queste essenze presentano caratteri chimico-fisici
differenti a seconda delle stagioni di distillazione, ciò
che è determinato da un più alto contenuto
in terpeni nella stagione umida e di composti ossigenati
nella stagione secca.
3) In queste essenze è stata accertata
la presenza di canfora levogira e di canfene; la prima in
proporzione 8 volte maggiore nella stagione secca, mentre
la frazione terpenica è quasi raddoppiata nella stagione
umida.
4) Queste variazioni costitutive nelle essenze
di T. camphoratus L. spiegano le reazioni equilibratrici
della pianta in rapporto alle diverse incidenze ecologiche
cui è stata sottoposta, con un più alto rendimento
in essenza terpenica nella stagione più umida ed
un rendimento invece più piccolo in essenza più
ricca in canfora nella stagione secca.
Ciò conferma ancora una volta lo stretto
rapporto che esiste, come già esposto in mie precedenti
note, tra la tensione di vapore dei costituenti delle essenze
e la regolazione della pressione osmotica nelle piante aromatiche,
in rapporto alle diverse incidenze ecologiche cui vengono
sottoposte.
Milano - Istituto di Ricerche sui
Derivati Vegetali - Ottobre 1956.
NOTE
1)
Engler A. - Die Pflanzenwelt Afrikas - Teil B. Berlin 1895,
357.
2) Braun K. - Gewurze
H. Aromatika des Volker d. fruh. Ost - Afrika - Neil Gew.
PfI. Bd. XI, 2,47.
3) Thonner K. - Die Blutenpflanzen
Afrikas - Berlin 1908.
4) Dragendorff G. - Die
Heilpflanzen - Stuttgart 1898, 589.
5) Canzoneri e Spica -
Ricerche sul T. camphoratus. Gazz. Chim. Ital. 1882, 227.
6) Watt I. M., Breyer
M. G. - The medicinal and poisonosus Plants of South Africa
- Edimburg - 1932, 189.
7) Pappe L. - Florae capensis
medicae Prodromus - Capetown - 1868, 178.
8) Pijper G. - De Volkggeneeskunst
in Trausvaal -Leyden 1919.
9) De Stefanis C. - Sul
T. camphoratus e sulla sua essenza - Boll. Inf. Econ. Minist.
Colonie - Roma 1924, n. 1
10) Rovesti P. - Lessenza
di Meriandra benghalensis Benth. - Riv. It- Ess. Prof. 1955,
141.
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