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Tensioattivi in Cosmesi: saponi, detergenti,
solubilizzanti.
Cenni storici, aspetti chimici e tecnici, ortodermia e biodegradabilità
(dr. Gabriele Segalla Novembre 2002)
TENSIONE SUPERFICIALE
I tensioattivi sono sostanze dotate di proprietà
schiumogene, bagnanti, detergenti e solubilizzanti, aventi
una doppia affinità idrofila-lipofila, ed il potere
di abbassare la tensione superficiale di un
liquido, principalmente lacqua.
Cosa si intende per tensione superficiale?
La si può definire come quella forza,
quella tensione prodotta dalle forze coesive di un corpo
che gli impediscono di aderire ad un altro. Essa è
pertanto una proprietà della materia allo stato condensato
(solido e liquido), legata alla forza di coesione tra le
particelle costituenti; essa è, in altre parole,
lo stato di tensione delle molecole che si trovano sulla
superficie di separazione liquido (o solido) aria.
Allo stato tensionato di tale
superficie libera si dà il nome di tensione superficiale,
mentre lenergia superficiale è quel surplus
energetico che caratterizza tale stato tensionato.
Quando si parla di tensione superficiale ci
si riferisce principalmente allacqua ed alla sua interfacies
con laria. Lesistenza di tale tensione spiega
per esempio il motivo per cui lacqua forma delle goccioline
su una superficie di vetro e non vi si distende, cioè
non la bagna; oppure tutta una serie di fenomeni
come quello dellavanzamento di un liquido in un tubicino
capillare con formazione dei menischi, quello del galleggiamento
nellacqua delle polveri di un metallo o di alcuni
insetti, sono tutti effetti provocati dalla tensione superficiale.
Le molecole dellacqua sono molto condensate
e si uniscono fra loro con vari legami, il più forte
dei quali è detto ponte idrogeno.
Il fatto che le molecole distribuite sulla
superficie libera di un liquido (o anche di un solido),
siano in uno stato tensionato nei confronti di quelle che
si trovano nellinterno della massa, può essere
facilmente spiegato se si tiene conto della struttura intima
della materia. Infatti, ogni molecola che si trova nellinterno
di un liquido o di un solido, è soggetta a forze
di attrazione bilanciate esercitate dalle altre molecole
che la circondano; mentre ogni molecola che si trova sulla
superficie libera di un liquido o di un solido, risente
solo di forze attrattive da parte di molecole situate lateralmente
o inferiormente.
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Leffetto totale è unattrazione
che le molecole superficiali subiscono verso la massa del
liquido. Queste forze contraggono la superficie variandone
la forma e la curvatura sino a rendere minima larea.
Si spiega allora perché le gocce di acqua e di mercurio
assumono sul vetro una forma quasi sferica: la superficie
di una sfera, è infatti la più piccola superficie
di un solido geometrico che possa contenere lunità
di volume di un liquido.
Lentità di queste forze coesive
che tengono insieme le goccioline dacqua, a 20°C,
è di 72,8 dine/cm oppure, in unità S.I., 72,8
x 10-3 N/m (N= Newton).
La tensione superficiale dipende
sia dalla natura delle sostanze,
e cioè dalla struttura delle molecole che le costituiscono,
sia dalla temperatura
e dalla pressione. Con
laumentare della temperatura la tensione superficiale
dei liquidi diminuisce, fino ad annullarsi alla temperatura
critica del liquido considerato, oltre la quale, come noto,
esso può esistere solo allo stato gassoso (al di
sotto di questa temperatura esiste invece il vapore, aeriforme
condensabile per semplice aumento di pressione).
Come si vede dalla seguente tabella, lacqua
è il fluido avente il valore più alto di tensione
superficiale a temperatura ambiente, salvo i metalli
e certi silicati allo stato liquido.
| Valori della tensione
superficiale |
| H2O |
20°C |
72,78/72,91 dine/cm |
| Etanolo |
20°C |
22,32 |
| Acetone |
20°C |
22,32 |
| Cloroformio |
25°C |
25,31 |
| Zolfo |
120°C |
60,83 |
| Piombo |
400°C |
446,00 |
| Mercurio |
16,5°C |
484,00 |
| Zinco |
550°C |
778,00 |
| Argento |
1100°C |
909,00 |
Ecco perché lacqua in effetti
non bagna, non aderisce cioè alle superfici
con cui viene in contatto; ed ecco perché, se si
vuole far si che lacqua bagni il substrato (ad es.
lo sporco, nella detergenza), occorre abbassare
la tensione superficiale dellacqua, cioè rompere
in buona parte le forze coesive (i legami didrogeno)
che tengono legate le sue molecole. A ciò servono
i tensio-attivi, che sono cioè sostanze
capaci di far si che lacqua bagni il substrato.
CLASSI DI TENSIOATTIVI
I tensioattivi, in generale, si possono classificare
come anionici, cationici, anfoteri (o anfionici), neutri,
a seconda della natura del gruppo idrofilo.
Tensioattivi anionici i principali
rappresentanti di questa classe sono i saponi, cioè
sali dacidi carbossilici di tipo alcalino o dammonio
o di etanolammine (HOCH2CH2NH2).
Si fa notare che i "classici" alchilcarbossilati di acidi
grassi rappresentano i cosiddetti saponi semplici,
mentre altri carbossilati contenenti svariati gruppi funzionali
(es. -O-, -NH-, -(C=O) -NRR, ecc.) costituiscono i
saponi modificati. Negli ultimi decenni, notevole
importanza hanno assunto i tensioattivi anionici aventi
catene lipofile unite ai gruppi solfato (-OSO3-
alchilsolfati) e solfonico (-SO3-
alchilsolfonati).
Tensioattivi cationici costituiscono
quella classe nota in gergo col termine di saponi invertiti
(perché, appunto, hanno carica opposta a quella dei
saponi "classici"). Menzioniamo i sali di alchilammonio,
di piridinio, isochinolinio e altri con più gruppi
funzionali presenti e diversi radicali R legati allammonio
quaternario caricato +.
Es. R4N+,
(ArCH2)(CH3)2N+C12H25
Cl- (cloruro di benzalconio, ad azione antibatterica), ecc.
Tensioattivi anfoteri[1]
questi composti sono costituiti da una parte
idrofila a struttura dipolare intramolecolare: RN+H2RCOO-,
(RCH2)(CH3)2N+CH2COO-,
(RCH2)(CH3)2N+CH2SO3-,
ecc.
Tensioattivi neutri o non ionici
caratterizzati dal non possedere alcuna carica, ma annoverano
la presenza di siti polari. La parte idrofila è qui
rappresentata da una funzione o, più spesso, un insieme
di funzioni organiche di natura appunto polare e la lipofila
risulta, al solito, essenzialmente idrocarburica. Es. RCONHCH2CH2OH,
RCON(CH2CH2OH)2,
RArO(CH2CH2O)nH,
C8-10 Glucoside, ecc.
I SAPONI STRUTTURA CHIMICA
I primi tensioattivi della storia furono i
saponi. Chimicamente, essi sono sali alcalini di acidi grassi,
e cioè costituiti da una base forte (soda o potassa
caustica) e da un acido debole[2].
Gli acidi grassi contenenti numeri pari di atomi di carbonio
sono quelli prevalenti e con catene che possono contenere
anche insaturazioni. Il sapone si ottiene trattando un grasso
(trigliceride) con soda caustica NaOH o potassa caustica
KOH, secondo la reazione seguente, detta appunto di saponificazione:
Le materie prime per la produzione del sapone
sono gli acidi grassi contenuti nel sego, nellolio
di palma, di cocco, ecc. sotto forma di esteri della glicerina.
Nellindustria saponiera, il grasso viene
completamente idrolizzato a caldo con soda caustica; si
aggiunge sale (NaCl) per aiutare la precipitazione del sapone
(si aumenta la forza ionica degli elettroliti in soluzione,
col risultato di diminuirne la "concentrazione attiva").
Dal liquido si recupera per distillazione il glicerolo,
che trova largo uso come umidificatore (tabacco, farmaceutici,
cosmetici; le proprietà umidificanti sono dovute
ai gruppi ossidrilici che si legano con legami di idrogeno
allacqua e ne prevengono levaporazione). Il
sapone viene infine purificato con acqua bollente che estrae
i residui di base, alcoli, sale e glicerolo, trattato con
additivi (pomice, coloranti, profumi), e infine rifuso e
lavorato con appropriati stampi.
SAPONI CENNI STORICI
I primi "saponi" noti sono stati probabilmente
le saponine, di derivazione vegetale e ricavate da foglie,
radici, semi legnosi, bacche, cortecce di piante cosiddette
saponarie[3].
Si scoprì che queste sostanze formavano soluzioni
saponose che solubilizzavano lo sporco e ne facilitavano
leliminazione dagli indumenti. Molte saponine contengono
acidi carbossilici triterpenoidici pentaciclici, come lacido
oleanico e lacido ursolico, combinati chimicamente
con una molecola di zucchero, oppure sono di natura steroidica.
Ad es. saponine terpenoidiche si ottengono dalla radice
di poligala (Polygala senega) e dalla corteccia di quillaia
(Quillarja saponaria, nota come legno di Panama) mentre
saponine steroidiche si ricavano da specie quali la salsapariglia
(radice di Smilax) e il ginseng (radice di Panax ginseng).
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La tecnologia del sapone era nota anche nellantichità,
quando si preparavano liscivie alcaline da cenere di legno
che venivano usate per la saponificazione di sego o di scarti
di grassi animali o di oli vegetali. La più antica
(3000 a.C.) formula conosciuta per la fabbricazione del
sapone, rinvenuta in Mesopotamia, descrive un miscuglio
formato da una parte di olio e cinque parti e mezza di potassa.
Gli Egizi preparavano il sapone miscelando un alcali con
un olio e tale metodo di fabbricazione era noto in Palestina
in epoca biblica; i Greci usavano liscivie sodiche per saponificare
oli vegetali; per il lavaggio della lana usavano come in
tutto lOriente, la terra da follone[4]
oppure una saponaria. I Romani conobbero il sapone solo
nel IV secolo d.C., perché in precedenza usavano
una pasta fatta dolio doliva e pomice.
Da olio, o grasso animale, mescolati a cenere
di legno di faggio si produceva un sapone molle (sale di
potassio), di facile preparazione, impiegato per usi domestici
fino al XIX secolo. Il sapone duro, ottenuto mescolando
olio vegetale con soda ricavata dalle ceneri di alghe marine,
veniva prodotto industrialmente. Spesso profumato, venduto
come un articolo di lusso, venne fabbricato a Venezia, a
Marsiglia e in Castiglia, a partire dal XV secolo[5].
Il prezzo del sapone diminuì fortemente negli anni
1820-30, grazie alla produzione industriale della soda,
e il conseguente miglioramento delligiene personale,
verso la metà dellottocento, contribuì
ad abbassare il tasso di mortalità infantile.
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Nel 1903, due chimici tedeschi, Hermann Geissler
e Hermann Bauer, inventarono un processo per la produzione
di sapone secco in polvere. Sapone liquido, surriscaldato,
veniva spruzzato sotto pressione contro la parete superiore
di un serbatoio, da cui ricadeva sotto forma di granelli
solidi. Nel 1906 il sapone secco fu messo in commercio dalla
società tedesca Henkel con il nome di Persil (il
cui nome derivava dai suoi componenti principali perborato
e silicati). Si diffuse, a scapito delle normali saponette,
grazie soprattutto ai vigorosi sforzi pubblicitari. Dagli
anni trenta fu superato dai nuovi detersivi, come vedremo
in seguito, costituiti da uno o più detergenti in
combinazione con altre sostanze che ne esaltano il potere
pulente o comunque ne migliorano le caratteristiche. I detersivi
per indumenti contengono spesso enzimi per la decomposizione
dello sporco proteico, ammorbidenti e addolcitori dellacqua;
in più, per luso in lavatrice, vengono aggiunte
sostanze antischiuma. I detersivi per vetri possono contenere
solventi organici idrosolubili (es. etanolo), per accentuare
leffetto sgrassante, e ammoniaca. I detersivi per
superfici dure contengono polveri abrasive che rimuovono
meccanicamente le incrostazioni.
SAPONI E DETERGENZA
Una molecola di sapone contiene una lunga
catena idrocarburica ed unestremità ionica.
Per esempio il laurato di sodio:
CH3-CH2-
CH2- CH2-
CH2- CH2-
CH2- CH2-
CH2- CH2-
CH2-COO-Na+
può essere schematicamente raffigurato
così:
La parte idrocarburica della molecola è
idrofoba (o lipofila) e solubile nei composti apolari, mentre
la testa ionica è idrofila e si scioglie in acqua.
A causa della catena idrocarburica la molecola di sapone
non può sciogliersi completamente in acqua, ed il
sapone resta sospeso nellacqua in forma di micelle,
cioè di aggregati di 50-200 molecole aventi lestremità
ionica verso lacqua e le catene idrocarburiche legate
tra loro da forze dispersive a costituire il cosiddetto
"cuore micellare".
Abbiamo visto che senza luso di un tensioattivo,
lacqua non sarebbe in grado di bagnare, cioè
di avvolgere ed asportare il sudiciume grasso. Si avrebbe
pertanto una situazione schematizzabile così:
Aggiungendo il tensioattivo (sapone), questo
si collocherà fra lacqua e il sudiciume, abbassando
la tensione superficiale dellacqua e costringendola
a bagnare lo sporco. La parte idrofila del tensioattivo
sarà immersa nellacqua, mentre la parte lipofila
sarà immersa nel sudiciume grasso. Avremo quindi
una situazione così rappresentabile:
Si formerà una emulsione
(meglio sarebbe dire una sospensione) di sporco
nellacqua. Ogni gocciolina di questa sospensione si
presenterà, schematicamente, così:
Tale sospensione di goccioline di grasso in
acqua si miscelerà con lacqua di risciacquo
e lo sporco verrà così allontanato.
Oltre al processo di emulsionamento/sospensione
si verifica anche quello detto di solubilizzazione in micelle.
La molecola di sudiciume grasso viene come imprigionata
da un assieme di molecole tensioattive costituenti una micella,
secondo un processo raffigurabile così:
Mentre le gocce di sporco in sospensione hanno
grandezze di 10-50 micron, le micelle sono molto più
piccole, meno di 0,05 micron.
Tutto ciò, come sopra brevemente schematizzato
e descritto costituisce il processo della detergenza.
Possiamo ora schematizzare anche la formazione
della schiuma, che in pratica è semplicemente una
emulsione di aria in acqua. Inizialmente abbiamo una situazione
delle due fasi così rappresentabile:
Introducendo nellacqua il tensioattivo,
questo si dispone con la sua parte lipofila nellaria
e la parte idrofila nellacqua
A seguito delle forze esercitate dalla fase
acqua la superficie si incurva
sino a formare delle bolle cioè
delle vere e proprie particelle di aria avvolte dallacqua
e dal tensioattivo.
È bene sottolineare qui che il processo
di formazione della schiuma è indipendente dal vero
e proprio processo della detergenza (emulsionamento e distacco
dello sporco dal substrato). Lunico elemento in comune
è il tensioattivo che col sistema aria/acqua forma
lemulsione di aria in acqua (schiuma) e con quello
sporco/acqua forma un altro tipo di emulsione di sporco
in acqua (detergenza).
SAPONI VANTAGGI E SVANTAGGI
Oltre ad espletare una buona funzione detergente,
un vantaggio importantissimo del sapone è che si
tratta di una sostanza biodegradabile: i microrganismi possono
consumare le molecole lineari del sapone trasformandole
in anidride carbonica e acqua. Il sapone viene quindi facilmente
eliminato dallambiente.[6]
Un altro vantaggio non trascurabile dei saponi,
soprattutto per quanto riguarda i paesi più poveri,
è senza dubbio la loro economicità.
Vi sono tuttavia anche degli svantaggi che
luso, talvolta eccessivo, dei saponi ha evidenziato.
Il principale svantaggio dei saponi è
il fatto che essi formano sali insolubili con metalli alcalino-terrosi
(quali Ca2+ e Mg2+)
e metalli pesanti (Fe3+, ecc.)
presenti nelle acque dure a seguito della reazione:
dove R è il radicale alchilico dellacido
grasso. Questi sali formano dei grumi, che rendono visibile
il precipitato come un anello untuoso intorno alla vasca.
Un altro svantaggio del sapone è dovuto
al fatto che, essendo come si è visto il sapone un
sale alcalino di acidi grassi deboli, esso subisce
a contatto con lacqua il fenomeno detto di
idrolisi, liberando acido debole e base forte ed imprimendo
di conseguenza un ambiente nettamente alcalino (pH intorno
al 10)[7],
secondo la reazione:
dove R è il radicale alchilico dellacido
grasso e X rappresenta il catione Sodio o Potassio dellalcali.
I DETERGENTI SINTETICI
Il sapone è una sostanza pulente inefficace,
se confrontata con i composti chimici sintetici conosciuti
col nome di detergenti o detersivi. Il chimico belga A.
Reychler fu il primo a notare gli effetti dei detersivi,
nel 1913. Il primo detergente commercialmente disponibile,
il Nekal (alchilnaftalene solfonato di sodio) fu messo in
vendita dalla Basf in Germania, nel 1917, durante il periodo
bellico, per sopperire alla mancanza di sapone. Le condizioni
di indigenza, creatisi nella seconda guerra mondiale, incoraggiarono
ulteriori sviluppi delle ricerche in questo settore.
Dopo la seconda guerra mondiale, sono stati
sviluppati dei detergenti sintetici aventi una catena idrocarburica
e un gruppo ionico del tipo solfato o solfonato. I primi
detergenti sintetici a basso prezzo sono stati messi in
commercio intorno al 1950. Si tratta di alchilbenzensolfonati
(ABS) che possono essere preparati da derivati poco costosi
del petrolio.
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Luso dei detergenti è rapidamente
cresciuto poiché possono essere usati efficacemente
in qualsiasi tipo di acqua (non danno precipitati con le
acque dure) e costano poco. Hanno rapidamente soppiantato
il sapone diventando gli agenti pulenti più diffusi.
Un problema dei detergenti del tipo suddetto è che
essi attraversano gli impianti di trattamento delle acque
di scarico senza essere degradati dai microrganismi presenti
(bassa biodegradabilità). La degradazione è
invece necessaria per il trattamento delle acque sottoposte
a depurazione. In caso contrario i fiumi e i corsi dacqua
di molte località risulterebbero inquinati di schiuma
di detergente e alla fine i detergenti troverebbero il modo
di arrivare nelle acque potabili di numerosi centri abitati.
Il motivo della persistenza di questi composti è
rappresentato dal fatto che gli enzimi batterici, in grado
di degradare i saponi a catena lineare, non sono in grado
di distruggere i detergenti ad alto grado di ramificazione
come gli ABS.
Non fu difficile scoprire che gli enzimi batterici
erano in grado di degradare soltanto una catena di atomi
di carbonio contenente al massimo una ramificazione e numerosi
enti pubblici e stati bandirono il commercio dei detergenti
non biodegradabili. Questi furono sostituiti nel 1966 da
nuovi detergenti caratterizzati da buona biodegradabilità
che presero il nome di alchilarilsolfonati lineari, soprattutto
impiegati nei detersivi per stoviglie e tessuti, come per
es.:
La vera rivoluzione tuttavia nel
campo dei detergenti sintetici si è verificata allapparire
dei detergenti alchilici con radicale solfonico o solfato
del tipo Lauril solfato di sodio (SLS), inserito in molte
farmacopee[8]
ed usato sia come detergente (specie nei dentifrici) che
come emulsionante:
ALCHILSOLFATI E ALCHILETOSSISOLFATI
Gli alchilsolfati hanno per molti anni
messo nel dimenticatoio i vecchi detergenti a terminale
carbossilico, come il sapone. Punto di partenza per la loro
sintesi è stato il processo di idrogenazione degli
acidi grassi ottenuti dallolio di cocco, trasformati
in alcoli e poi trattati con cloridrina solforica o, più
recentemente, con anidride solforica e neutralizzati infine
con alcali:
La successiva etossilazione con ossido di
etilene ha portato allottenimento degli eteri poliglicolici
di alcooli grassi e, con la successiva solfatazione, agli
etossisolfati di alcooli grassi, ben presto divenuti i tensioattivi
di maggior impiego nella produzione di shampoo, syndets
e bagni-schiuma.
Il più famoso è il Lauriletossisolfato
di sodio (SLES), ma anche il Lauriletossisolfato di monoetanolamina,
di trietanolamina, di ammonio o di magnesio costituiscono,
ancor oggi, i tensioattivi più utilizzati nella detergenza.
Purtroppo vari studi tossicologici hanno messo
in evidenza che gli Alchilsolfati e gli Alchilsolfonati,
oltre agli innumerevoli vantaggi, hanno anche dei notevoli
limiti e rischi.
Già ventanni fa, il prof. Gianni
Proserpio, incaricato di Chimica dei prodotti cosmetici
presso la Facoltà di Farmacia dellUniversità
di Torino, sottolineava gli aspetti negativi dei tensioattivi
noti come alchil solfati del tipo SLS
«La rivoluzione nel
campo degli shampoo si è verificata allapparire
dei detergenti con radicale solfonico e solfato ...
... Solo di recente le ricerche farmaco-tossicologiche ed
i controlli dermatologici hanno avviato un riesame critico
sul loro prolungato uso cutaneo, mettendone in evidenza
i limiti fisiologici.
... Anche il parallelo studio della biodegradabilità
e dei danni causati in campo ecologico dalleccessivo
consumo (in campo industriale, domestico e cosmetico)...
ha ridimensionato gli entusiasmi iniziali. Sembrava agli
inizi di aver trovato il detergente ideale: tanta schiuma,
nessun problema con acque dure o di mare, pulizia rapida
e totale. Ma ecco apparire gli aspetti negativi.. Limitandoci
al solo problema cutaneo e capillare, possiamo dire che
luso continuato di questi tensioattivi ha provocato
altri problemi, forse più gravi di quelli causati
dai saponi...
Essi, usati in dosi eccessive rispetto alla loro forza lavante
(che è almeno quadrupla rispetto ai saponi), sgrassano
troppo la pelle ed i capelli, asportando tutte le difese
naturali...
Sebo, sudore, fattore idratante così eliminati non
sono più in grado di proteggere lepidermide
che diviene più permeabile ai corpi estranei, a partire
dallo stesso tensioattivo che penetrando nella cute provoca
ulteriori danni. Uno degli aspetti più deleteri scoperti
recentemente di questi tensioattivi solfati o solfonati
è la loro enzimotossicità. Sulla pelle si
svolgono infatti numerose attività enzimatiche utili
alla vita ed ai processi fisiologici cutanei. Lazione
dei detergenti di sintesi le blocca e provoca a lungo andare,
alterazioni profonde. Il primo e più evidente effetto
è lo stato di eccessiva secchezza della pelle o laspetto
devitalizzato dei capelli. I dermofisiologi stanno già
da qualche tempo sostenendo che è ora di smetterla
con gli shampoo troppo schiumogeni, troppo concentrati e
basati sugli alchilsolfati. Purtroppo è profondamente
radicata nel pubblico la convinzione che più un prodotto
fa schiuma più deterge e più è efficace.
Occorreranno molti anni per far comprendere che una sostanza
tensioattiva troppo bagnante, troppo schiumogena e troppo
detergente è più deleteria che utile...»[9]
Ecco perché i tecnici hanno cercato
soluzioni alternative, dando luogo alla sintesi ed alla
produzione industriale di molecole tensioattive strutturalmente
diverse da quelle sinora esaminate e che potessero sostituirle
o almeno ridurne laggressività.
I SAPONI MODIFICATI
Tra queste nuove molecole di tensioattivi
anionici più ortodermici del laurilsolfato di sodio,
ecco nascere la serie dei cosiddetti saponi modificati,
che conservano, come il sapone, il terminale carbossilico
COO- e sono come tali perfettamente biodegradabili
e meno aggressivi nei riguardi della pelle. Ricordiamo le
quattro principali categorie di saponi modificati:
Gli etero-saponi, vale a dire
prodotti simili ai vecchi saponi ma contenenti nella loro
molecola una catena poliglicolica fra il radicale alchilico
ed il terminale carbossilico:
R (OCH2CH2)nOCH2COO-Me+
Non sono idrolizzabili, funzionano anche in
ambiente acido e detergono più dolcemente.
I condensati tra acidi grassi e idrolizzati
di proteine (polipeptidi da collagene o da cheratina) noti
anche come lipoproteine; miscelati agli alchilsolfati ne
riducono laggressività.
R-CO-NH-(polipeptide) COO-
M+
Sono molto compatibili con la pelle. Sviluppano
in soluzione acquosa un pH prossimo a quello cutaneo. Hanno
però un basso potere detergente, per cui vengono
preferibilmente usati come tensioattivi secondari o co-tensioattivi.
Gli alcoilsarcosinati, ottenuti
per reazione fra gli acidi grassi ed un aminoacido derivato
(la metilglicina)
xxxx
CH3
xxxx I
R-CO-N-CH2-COO-M+
Sono tensioattivi che mostrano caratteristiche
molto vicine ai saponi tradizionali senza tuttavia averne
i difetti; sono infatti più solubili in acqua e la
loro schiuma è meno influenzata dallacqua;
possono inoltre essere inseriti in formulazioni a pH basso
ove i saponi tradizionali risulterebbero incompatibili.
Gli acilglutamati, ottenuti
condensando un acido grasso col gruppo aminico dellacido
glutamico.
xxxxxxx
COO-M+
xxxxxxxx
I
R-CO-NH-CH-CH2-CH2-COO-M+
Sono tensioattivi con un buon potere detergente
e buona compatibilità cutanea, ma con modesto potere
schiumogeno. In soluzione acquosa sviluppano un pH compreso
tra 5 e 7 perfettamente compatibile con la pelle e gli occhi;
conferiscono inoltre alla pelle sensazioni di sofficità
e levigatezza che si mantengono per parecchio tempo dopo
il bagno.
Meritano di essere menzionati, per la loro
ottima compatibilità cutanea anche i semiesteri dellacido
solfosuccinico (solfosuccinati), tensioattivi anionici
che hanno nella loro molecola sia il terminale solfonico
che quello carbossilico:
xxxxxxx COO-M+
xxxxxxxx I
R-OOC-CH2-CH
>xxxxxxx I SO3-M+
I solfosuccinati vengono impiegati soprattutto
in shampoo e schiume da bagno soprattutto per la loro proprietà
di ridurre i fenomeni irritativi propri di altri tensioattivi
come gli alchil etossi solfati.
Tutti i detergenti sinora presi in esame rientrano
nella vasta classe dei tensioattivi anionici, (spesso definiti
primari) cioè dei tensioattivi aventi
un terminale carico elettro-negativamente:
- COO- , -OSO3-,
-SO3-
Esaminiamo brevemente anche le altre classi
di detergenti, definiti sussidiari o secondari ma anchessi
di grande utilità tecnica e pratica. Questi sono
i tensioattivi anfoteri e quelli non ionici.
I TENSIOATTIVI ANFOTERI
Sono detergenti che presentano contemporaneamente
nella loro molecola una carica positiva ed una carica negativa
e ricordano molto nella loro struttura chimica e nel loro
comportamento in soluzione gli aminoacidi. Perciò
posseggono una maggior affinità con la pelle ed un
più moderato effetto detergente. Sono considerati
i più adatti per ligiene delle pelli delicate,
dei capelli sottili ed infantili, per ligiene intima.
Essi hanno solitamente un terminale carbossilico
ma ve ne sono anche con terminale solfonico. Fra i più
noti tensioattivi anfoteri troviamo le betaine e
le solfo betaine.
Le alchilbetaine si formano per reazione fra
una alchildimetilamina e acido monocloroacetico:
Le alchilbetaine non sono condizionate dallacqua
dura e sono compatibili con i tensioattivi anionici tranne
che a pH bassi. Esse vengono spesso utilizzate con gli alchiletossisolfati
perché ne riducono laggressività.
Le solfobetaine, chiamate anche sultaine,
hanno invece come terminale idrofilo il gruppo solfonico,
anziché quello carbossilico delle alchilbetaine:
I TENSIOATTIVI CATIONICI
Non sono impiegati come detergenti in quanto
non sono dei buoni agenti lavanti e neppure dei buoni schiumogeni.
Il loro impiego è limitato allutilizzo in prodotti
cosmetici ad effetto condizionante, sostantivante e per
eliminare lelettrostaticità dei capelli dopo
la detergenza (nei cosiddetti balsami per capelli e in particolari
shampoo 2 in 1). I tensioattivi cationici inoltre
hanno un elevato potere antimicrobico, avendo la possibilità
di fissarsi, grazie alla loro carica positiva, alle cellule
batteriche, determinandone la morte.
Ricordiamone alcuni tra i più usati:
I tensioattivi cationici dopo la detergenza,
agiscono sui capelli eliminandone la carica elettrica secondo
un meccanismo schematizzabile in questo modo:
1. A risciacquo terminato, la cute ed i capelli
liberano le loro cariche negative; inoltre vi può
essere in zona anche un eccesso di detergente avente anchesso
una carica negativa:
Questo surplus di carica elettronegativa sui
capelli ne rende difficile la pettinabilità (le strutture
cornee del pettine sono anchesse elettronegative,
sicché si ha, per repulsione di carica, lo sfarfallamento
del capello oltre alla difficoltà di districare
i nodi).
2. Le molecole di tensioattivo cationico,
che presentano nei loro terminali idrofili, delle cariche
elettropositive,
si dispongono per attrazione con i loro terminali
idrofili a contatto con il capello, lasciando allesterno
i terminali lipofili:
3. Si ha così un annullamento della
carica elettrostatica e la contemporanea formazione di un
film grasso sul capello. Questo diviene così pettinabile
ed acquista morbidezza.
I TENSIOATTIVI NON IONICI
Sono tensioattivi che in soluzione non si
ionizzano né presentano cariche nette sulle molecole,
come avviene invece con i tensioattivi anionici o cationici.
Fanno parte di questa categoria i detergenti
forse considerati meno pericolosi e più validi per
una corretta detergenza della pelle e dei capelli: gli alchileteri
di glucosio e gli alchilesteri del saccarosio:
Nella categoria dei tensioattivi non ionici
troviamo dei composti caratterizzati da un buon potere solubilizzante:
tra essi i più noti sono lolio di ricino etossilato
e gli etero esteri del glicerolo e del sorbitano.
Trattando lolio di ricino con 40-60
moli di ossido di etilene si trasforma questo trigliceride
in una sostanza pastosa idrosolubile caratterizzata da un
ottimo potere solubilizzante:
Trattando invece il gliceril monolaurato,
il gliceril monooleato, il sorbitan monolaurato, il sorbitan
monooleato con 20 moli (o più) di ossido di etilene,
si ottengono sostanze idrofile di buon potere solubilizzante
e moderatamente schiumogene:
Oltre ad avere un buon effetto solubilizzante
queste sostanze attenuano laggressività dei
tensioattivi anionici e la loro azione delipidificante,
in shampoo, bagni schiuma, etc.
IL CONCETTO DI SOLUBILIZZAZIONE
Abbiamo visto i principali tipi di solubilizzanti,
ma cosa si intende esattamente per solubilizzazione
di una sostanza lipofila (quindi insolubile) in acqua e
come avviene realmente?
Per solubilizzazione si intende la dispersione
omogenea in acqua di corpi per natura non solubili in acqua.
Ciò avviene grazie allincorporazione di un
corpo lipofilo (per es. un profumo, un olio essenziale,
una vitamina liposolubile, etc) in strutture micellari
sferiche formate in acqua dallassociazione di parecchie
molecole (50-200) del tensioattivo solubilizzante, ciascuna
delle quali è orientata con la parte idrocarburica
verso il centro e con la parte idrofila verso lesterno.
Le micelle in altre parole solubilizzano
gli oli imprigionandoli nelle loro strutture stellari. Si
forma quello che è stato definito un gel micellare
bifasico o un colloide micellare.
Lincorporazione del solubilizzato nella
micella avviene in modo diverso a seconda della struttura
chimica del solubilizzato.
Se il solubilizzato è una sostanza
apolare (per es. un idrocarburo) esso si inserisce nella
zona idrocarburica interna della micella.
Se il solubilizzato è invece un corpo
semipolare o polare (per es. una sostanza terpenica, un
acido grasso, etc.) si possono verificare, nella palizzata
micellare, sia corte penetrazioni (A) che penetrazioni profonde
(B) che penetrazioni di superficie (C).
Quando la struttura micellare è di
tipo non ionico (costituita cioè da tensioattivi
non ionici, come avviene nel maggior numero dei casi), la
sistemazione del solubilizzato avviene di norma nella conchiglia
poliossietilenica della micella:
Le micelle incorporanti le molecole di solubilizzato
hanno diametri compresi nellintervallo fra 100 e 500
(cioè fra 0,01 e 0,05 micron). Questi sistemi risultano
pertanto trasparenti in quanto il diametro delle particelle
è inferiore ad _ della lunghezza donda della
luce visibile (0,75 0,4 micron).
La solubilizzazione di una sostanza lipofila
(per es. un profumo) viene ottenuta in pratica pre-micellizzando
lolio nel tensioattivo, rispettando determinate proporzioni.
Si va, a seconda della natura chimica del solubilizzando,
da rapporti 1:15 (1 parte di olio, 15 di solubilizzante)
a rapporti 1:4 ed anche meno. La presenza di corpi polari,
quali ad es. glicoli, poliglicoli, esteri di poliglicoli
migliora e facilita la solubilizzazione. Ad esempio è
possibile solubilizzare in acqua una miscela composta da
1/3 di profumo, 1/3 di olio di ricino (40)OE, 1/3 di monoetiletere
del dietilenglicole.
dott. Gabriele Segalla
Bibliografia:
- Lavarsi: i moderni concetti delligiene
personale Gianni Proserpio Studio Edizioni
sas Milano, 1982
- Aspetti chimici e tecnici della detergenza Gianni
Proserpio Studio Edizioni sas Milano, 1982
- Chimica e Tecnica Cosmetica Sinerga Edizioni tecnico-scientifiche
Pero, 1987
- Tensioattivi in cosmesi Sinerga Edizioni tecnico-scientifiche
Pero, 1988
- http://digilander.libero.it/francescocannizzaro/Detergenza.htm
Note:
1
dal greco amphoteros, luno e laltro.
2
Es. acido laurico C12, miristico C14, palmitico C16, stearico
C18 saturo, oleico C18 monoinsaturo, linoleico C18 diinsaturo.
3
Saponaria: Genere di piante erbacee distribuite in
un areale comprendente lEuropa centrale e meridionale
e lAsia temperata. (Famiglia delle cariofillacee;
una ventina di specie.). Tutta la pianta, particolarmente
il rizoma e le radici, contiene saponina e viene utilizzata
per sgrassare le stoffe di lana.
4
Terra da follone, tipo di argilla che, per la sua capacità
di assorbire le sostanze grasse, era utilizzata nella follatura
dei tessuti, operazione che serve a rendere morbidi e resistenti
i tessuti di lana.
5
Famoso il sapone di Marsiglia, sapone duro,
sodico, un tempo prodotto soltanto con olio di oliva, e
oggi anche con oli di semi (arachide, cotone, sesamo). Il
nome si deve al grande sviluppo che lindustria del
sapone ebbe a Marsiglia nei secc. XVII e XVIII. È
perfettamente bianco, mentre saponi similari, prodotti con
oli di semi scadenti, presentano una colorazione giallastra.
È di solito messo in commercio sotto forma di pani
o di scaglie.
6
Biodegradabilità: caratteristica di una sostanza
di poter essere demolita in altri composti più semplici
per opera di batteri. Diritto: Per proteggere le acque dagli
inquinamenti derivanti dalluso dei detersivi, in Italia
i detergenti sintetici debbono essere biodegradabili in
misura di almeno l80%. Ciò è previsto
da unapposita legge del marzo 1971, la quale prescrive
che tutti i detergenti sintetici, in confezioni o da vendersi
sfusi, portino tra laltro lindicazione della
percentuale della biodegradabilità. I contravventori
sono puniti con larresto e con lammenda.
7
Ricordiamo che il pH fisiologico della pelle è compreso
tra 4,5 e 6,5.
8
Al contrario dei saponi, i detergenti di questo tipo non
vengono precipitati da un mezzo acido, pertanto possono
costituire buoni eccipienti per medicazioni cutanee, essendo
la pelle stessa acida; inoltre non sono caustici e si oppongono
allo sviluppo di batteri, che proliferano in ambiente alcalino.
9
Lavarsi - i moderni concetti delligiene personale
Gianni Proserpio Studio Edizioni sas
1982 Mi
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